Agrivoltaico, una sinergia fra agricoltura e fotovoltaico
Il problema della convivenza tra agricoltura e fotovoltaico è da tempo al centro di un acceso dibattito che vede da una parte le ragioni della tutela del paesaggio e di chi non vuole sottrarre i terreni all’agricoltura o al pascolo e che in questi anni ne hanno impedito la diffusione su vasta scala. Dall’altra parte il ruolo centrale che le politiche comunitarie hanno affidato al fotovoltaico nel processo di decarbonizzazione, obiettivi climatici ambiziosi che mirano a fare dell’Europa il primo continente a impatto climatico zero entro il 2050. Per raggiungere questo traguardo si sono impegnati a ridurre le emissioni di almeno il 55% entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990 e ad incrementare la quota delle rinnovabili nel mix energetico al 40%, portando tra l’altro il fotovoltaico dagli attuali 137 GW a 660 GW di potenza installata.
Il fotovoltaico ha raggiunto un grado di maturità tecnologica e di economicità che consente oggi di considerarlo un sistema indispensabile per la transizione energetica. Un fattore limitante delle installazioni è di fatto la poca disponibilità di superfici. Sebbene l’opzione migliore dal punto di vista della sostenibilità ambientale rimanga quella offerta dalle coperture degli edifici o dalle infrastrutture, queste potrebbero non essere sufficienti a soddisfare l’intero fabbisogno energetico, considerando che il patrimonio immobiliare italiano è spesso sottoposto a vincoli. Attualmente, in Italia solo il 40% dei pannelli è installato sui tetti: se mantenessimo le attuali proporzioni, significa che in futuro 300 milioni di metri quadri di pannelli dovrebbero trovare posto a terra, richiedendo una superficie di circa 70mila ettari.
A parziale riposta a questo problema, diverse università e centri studi stanno lavorando su una nuova proposta innovativa di pannelli solari installati su aree coltivabili. Sono sistemi fotovoltaici sollevati da terra in modo da poter coltivare il terreno sottostante. Questo metodo alternativo di coltivazione, chiamato dai ricercatori con un efficace neologismo “agrivoltaico”, è in grado, osservando i risultati dei progetti realizzati, di creare una sinergia tra produzione agricola ed energetica, da cui entrambi ne possono trarre beneficio.
L’agrivoltaico, secondo gli studi dell’ENEA, se sviluppato in maniera sistematica su basi agronomiche è in grado di aumentare il rendimento delle colture riducendo in primis la necessità di irrigazione. La copertura fornita dai pannelli protegge anche da eventi meteorologici estremi, che rischiano di diventare più frequenti con i cambiamenti climatici. L’ombra fornita dai pannelli solari riduce l’evaporazione dell’acqua e aumenta l’umidità del suolo, particolarmente vantaggiosa in ambienti caldi e secchi.
Per il Fraunhofer Institute for Solar Energy Systems ISE per essere efficace un sistema agrivoltaico deve essere progettato tenendo conto del tipo di coltura prevista. La sua corretta realizzazione richiede competenze trasversali che spaziano dall’ingegneria, all’agronomia, alla biochimica. Alcune colture, infatti, hanno bisogno di spazi più grandi o più piccoli tra i pannelli per far passare più o meno luce solare. Anche l’altezza da terra influenza il rendimento delle coltivazioni, mais e grano avrebbero bisogno di pannelli più alti, mentre per la soia andrebbero bene quelli più bassi.
Per concludere, come gli stessi studiosi sostengono, perché l’agrivoltaico funzioni è necessario bilanciare pro e contro in ogni specifica situazione: non può essere applicato, ad esempio, in situazioni dove sono necessari enormi superfici e macchinari pesanti, come per coltivazione delle monoculture su larga scala. In ogni caso con le dovute precauzioni sono da mettere sempre in conto, in relazione al tipo di intervento realizzato, alcune modificazioni del paesaggio.
Articolo pubblicato sul quotidiano Alto Adige del 2 marzo 2022
Il fotovoltaico ha raggiunto un grado di maturità tecnologica e di economicità che consente oggi di considerarlo un sistema indispensabile per la transizione energetica. Un fattore limitante delle installazioni è di fatto la poca disponibilità di superfici. Sebbene l’opzione migliore dal punto di vista della sostenibilità ambientale rimanga quella offerta dalle coperture degli edifici o dalle infrastrutture, queste potrebbero non essere sufficienti a soddisfare l’intero fabbisogno energetico, considerando che il patrimonio immobiliare italiano è spesso sottoposto a vincoli. Attualmente, in Italia solo il 40% dei pannelli è installato sui tetti: se mantenessimo le attuali proporzioni, significa che in futuro 300 milioni di metri quadri di pannelli dovrebbero trovare posto a terra, richiedendo una superficie di circa 70mila ettari.
A parziale riposta a questo problema, diverse università e centri studi stanno lavorando su una nuova proposta innovativa di pannelli solari installati su aree coltivabili. Sono sistemi fotovoltaici sollevati da terra in modo da poter coltivare il terreno sottostante. Questo metodo alternativo di coltivazione, chiamato dai ricercatori con un efficace neologismo “agrivoltaico”, è in grado, osservando i risultati dei progetti realizzati, di creare una sinergia tra produzione agricola ed energetica, da cui entrambi ne possono trarre beneficio.
L’agrivoltaico, secondo gli studi dell’ENEA, se sviluppato in maniera sistematica su basi agronomiche è in grado di aumentare il rendimento delle colture riducendo in primis la necessità di irrigazione. La copertura fornita dai pannelli protegge anche da eventi meteorologici estremi, che rischiano di diventare più frequenti con i cambiamenti climatici. L’ombra fornita dai pannelli solari riduce l’evaporazione dell’acqua e aumenta l’umidità del suolo, particolarmente vantaggiosa in ambienti caldi e secchi.
Per il Fraunhofer Institute for Solar Energy Systems ISE per essere efficace un sistema agrivoltaico deve essere progettato tenendo conto del tipo di coltura prevista. La sua corretta realizzazione richiede competenze trasversali che spaziano dall’ingegneria, all’agronomia, alla biochimica. Alcune colture, infatti, hanno bisogno di spazi più grandi o più piccoli tra i pannelli per far passare più o meno luce solare. Anche l’altezza da terra influenza il rendimento delle coltivazioni, mais e grano avrebbero bisogno di pannelli più alti, mentre per la soia andrebbero bene quelli più bassi.
Per concludere, come gli stessi studiosi sostengono, perché l’agrivoltaico funzioni è necessario bilanciare pro e contro in ogni specifica situazione: non può essere applicato, ad esempio, in situazioni dove sono necessari enormi superfici e macchinari pesanti, come per coltivazione delle monoculture su larga scala. In ogni caso con le dovute precauzioni sono da mettere sempre in conto, in relazione al tipo di intervento realizzato, alcune modificazioni del paesaggio.
Articolo pubblicato sul quotidiano Alto Adige del 2 marzo 2022